Gli uomini si mescolano

Partendo dalla culla africana, gli uomini hanno impiegato decine di migliaia di anni per popolare il Pianeta. Col passar del tempo, si sono evoluti ed hanno acquistato delle specificità in base all’ambiente del luogo in cui si erano stabiliti. Queste differenze, come ad esempio la pigmentazione della loro pelle, sono diventate piano piano visibili a tal punto che si è potuto parlare di razze. I biologi sanno oggi che il termine di razza è scientificamente improprio per ciò che concerne il genere umano ma questo concetto è stato ed è ancora la causa di crimini e di immense sofferenze. La presenza delle caratteristiche “razziali” presso la famiglia umana tuttavia non ha impedito “l’incrocio” delle popolazioni fin dall’origine dei tempi. In modo pacifico o alla maniera degli Unni di Attila, gli uomini hanno sempre cercato nuovi orizzonti. Esploratori o invasori, viaggiatori o commercianti, hanno lasciato delle tracce genetiche delle loro peregrinazioni. Le grandi civiltà hanno conosciuto degli incroci sia biologici che culturali. E’ il caso delle civiltà greca e romana da cui sono derivate le culture occidentali. Oggi grandi potenze quali gli USA, il Brasile o l’Unione Indiana sono esse stesse “un crogiuolo di razze”.

La schiavitù che si verificò su tutti i continenti fu un’altra fonte di incroci. Nel mondo antico, in Europa, in Africa, in Asia, i milioni di schiavi trasferiti forzatamente fin dall’Antichità si sono fusi da molto tempo con i loro padroni. Nel nuovo mondo, le ultime ondate di schiavi africani condotti con forza in America nel XVII e XVIII secolo vivono attualmente gli stessi problemi in un contesto di rapido cambiamento di mentalità. Così negli USA, secondo l’Istituto Gallup[i] nel 1958, il 94% degli americani disapprovava i matrimoni tra Neri e Bianchi. La legge in alcuni stati sudisti li ha proibiti fino al 1967, data in cui questa legislazione è stata dichiarata anticostituzionale dalla Corte suprema degli Stati Uniti. Nel 2013, solo l’11% disapprovava i matrimoni misti. Oggi solo il Ku Klux Klan trova da ridire sui matrimoni misti. Nel XX secolo, l’America ha conosciuto nuove ondate di immigrazione con l’arrivo di milioni di Irlandesi, di Italiani, di Greci, di Tedeschi, di Ebrei, di Cinesi, di Cubani, ecc. Questi immigranti erano spinti dalla miseria o dall’insicurezza politica. Spesso sono scesi in fondo alla scala sociale o si sono dati alla malavita poi hanno guadagnato il loro posto nella società col lavoro e spesso con grandi sacrifici.

giovani brasiliani

A New York, il 40% degli abitanti sono immigrati della prima generazione, provenienti da 160 paesi con 120 lingue diverse; l’arrivo di questi popoli dalle diverse origini ha contribuito largamente all’apertura mentale della società americana. Negli USA la percentuale di matrimoni misti è di circa il 20%, quasi dieci volte in più di cinquanta anni fa. Esistono, tuttavia, grandi disparità tra l’America rurale e l’America a contatto con la modernità: Jackson, nel Mississippi, registra il 3% di matrimoni misti mentre Hawaii ne conta il 42%. E’, inoltre, sintomatico che il primo Presidente meticcio americano, Barack Obama, figlio di un keniano nero e di un’americana bianca, sia nato ad Hawaii. Nell’America del Sud all’incrocio tra antichi coloni e schiavi neri, si aggiunge l’incrocio con le popolazioni amerinde autoctone, ancora numerose, e gli ultimi immigrati.

Il Brasile, ad esempio, si ritiene il paese più meticcio del globo. Anche se ogni forma di razzismo non è ancora scomparsa, il largo spettro dei colori della pelle che si incontra prova che la mescolanza dei popoli è in corso. In Perù il caso di Alberto Fujimori, presidente di questo Paese dal 1990 al 2000, nato a Lima ma di origine giapponese, è significativo dell’evoluzione in corso in America Latina.

In Africa, continente che presenta la più grande diversità genetica, il metissaggio non è un fenomeno recente. Nell’Africa del Nord, i Berberi e gli Arabi del Maghreb, come quelli, del Machrek, derivano dall’incrocio di ondate successive di migrazioni iniziate fin dal neolitico dal Medio-oriente (80%) con popoli sub-sahariani o più recentemente europei. Nell’Africa del Sud, trenta anni dopo la fine dell’apartheid, i meticci rappresentano il 10% della popolazione derivati essenzialmente dalla mescolanza della popolazione locale con i primi coloni europei arrivati nel XVII secolo. I meticci recenti sono ancora poco numerosi e la nazione arcobaleno, annunciata da Mandela non è ancora realtà anche se i matrimoni misti aumentano regolarmente.

In Giappone, i matrimoni fra razze diverse, mal visti fino a poco tempo fa, iniziano ad essere percepiti differentemente. Nel 2015 Ariana Miyamoto, nata da un padre afro-americano e da madre giapponese, fu la prima meticcia ad essere eletta Miss Giappone. L’anno dopo fu Priyanka Yoshikawa, di padre bengalese e madre giapponese, che ottenne lo stesso titolo.

In Cina, il razzismo è ancora nocivo come si vede dal caso di Lou Jing, una giovane afro-cinese che dovette subire pesanti ingiurie razziste dopo la sua apparizione in televisione. Il metissaggio è comunque una strategia di Pechino per cinesizzare le persone non cinesi del paese. Così il governo centrale ha architettato un incitamento finanziario nella provincia del Sing Kiang per favorire i matrimoni tra Ouighours turcofoni, tentati dall’indipendenza, e gli Hans cinesi.

L’Europa, che fu a lungo terra di emigrazione, è diventata terra di immigrazione. I matrimoni misti, una delle risultanze dell’immigrazione sono in aumento ma con grandi disparità regionali come in America. In Francia circa un matrimonio su sette è misto e perfino uno su quattro se si includono i matrimoni celebrati all’estero e poi trascritti sui registri dello stato civile francese. La situazione in Germania e in misura minore in Gran Bretagna è abbastanza simile a quella della Francia. Nell’Europa dell’ovest un europeo su quattro ha un genitore di origine straniera quando si risale alla seconda generazione. La situazione evolve nello stesso senso, con alcuni anni di ritardo nel Sud d’Europa (Spagna, Italia, Grecia,); solo l’Europa dell’Est resiste ancora a questo fenomeno.

L’immigrazione e il metissaggio della società provocano due tipi di reazioni opposte: da una parte il timore di essere sopraffatti, di perdere la propria specificità e la propria originalità, e, dall’altra parte il desiderio di conoscere altre culture, di scambiare e di portare innovazioni con altri. La paura porta al ripiegamento identitario, alla xenofobia, all’isolamento e per finire alla regressione; ma anche l’apertura senza regole è problematica poiché nega i particolarismi e determina una legge della giungla che rompe le protezioni sociali e abbassa i redditi dei cittadini.

Preconizzando una via equilibrata, San Giovanni Bosco, fin dal XIX secolo aveva predetto che sarebbe arrivato il tempo in cui “si procederà a una grande riforma fra tutte le nazioni e in cui il mondo si sarebbe mescolato come un oceano”. Il futuro dovrebbe dargli ragione poiché l’incrocio delle razze è non solo nel senso della storia degli uomini ma è anche favorito dall’evoluzione biologica. I geni di ognuno di noi comportano alcune mutazioni negative. Si sa da molto che i matrimoni fra consanguinei aumentano il rischio di veder concentrate e di veder diffondersi questi cambiamenti deleteri. Al contrario, più ci si allontana dal cerchio genetico più stretto, più i cambiamenti negativi sono diluiti e più l’aumento delle possibilità di associazioni porta al vigore degli ibridi. Contrariamente a un’idea preconcetta, il metissaggio, lungi dal condurre all’uniformità della specie, conduce, al contrario a un’esplosione delle combinazioni umane; basti passeggiare nelle strade di San Paolo per rendersene conto.

Il mondo futuro sarà così quello di una società in cui la diversità, onnipresente, sarà valorizzata. Le differenze e le complementarietà reciproche saranno percepite come probabilità per costruire un’umanità più cooperante.

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[1] Gallup poll social series : minority rights & social relations – www.gallup.com

[2] Pew Research Center  – Analysis of 2011-2015 American Community Survey (IPUMS)

[3] Deepti Gurdasani et al., Nature, volume 517, pages 327–332 (15 Jan. 2015)

[4] Insee (Institut national de la statistique et des études économiques) : statistiques de l’état civil.- www.insee.fr

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